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COREOPOLIS

PRATICHE COREUTICHE INCLUSIVE

13 - 14 novembre 2026

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Arci Tavola Tonda

Cantieri Culturali alla Zisa, Palermo

Il 13 e 14 novembre, negli spazi di Arci Tavola Tonda ai Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo, Coreopolis–Pratiche coreutiche inclusive propone due giornate dedicate al rapporto tra corpo, arte, disabilità e partecipazione culturale. Promosso da Muxarte e diretto artisticamente da Giuseppe Muscarello, Coreopolis è un progetto sociale e culturale nato per promuovere il diritto alla partecipazione artistica e all’accesso alle pratiche culturali da parte delle persone con disabilità. Coreopolis nasce dalla constatazione di una difficoltà ancora persistente: per molte persone con disabilità l’accesso a percorsi artistici continuativi rimane limitato a esperienze occasionali o prevalentemente assistenziali. Il progetto intende intervenire su questa condizione attraverso la pratica artistica, riconoscendo nelle persone con disabilità non semplici destinatari di attività, ma soggetti capaci di esprimersi, creare, produrre linguaggi e partecipare alla vita culturale della comunità. La pratica coreutica e teatrale diventa così uno spazio di espressione, relazione e possibilità, nel quale il corpo non è considerato soltanto nella sua dimensione funzionale, ma come luogo di esperienza, comunicazione e creazione.Le due giornate di novembre rappresentano un momento pubblico di questo percorso. Il 13 novembre il progetto porta in scena due esperienze nate dal lavoro con persone con disabilità; il 14 novembre, con La patente di Luigi Pirandello, il tema si sposta sullo sguardo della società e sul potere delle etichette.

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Coreopolis chiude le due giornate con La patente di Luigi Pirandello creando un collegamento diretto con ciò che accade il giorno precedente.Il 13 novembre, persone con disabilità sono al centro della scena non come destinatari di un’attività, ma come interpreti, creatori e protagonisti di un’esperienza artistica. KAÓSMOS e Come volare senz’ali mostrano concretamente cosa può accadere quando a un corpo viene data la possibilità di esprimersi, creare e costruire una relazione con gli altri attraverso il teatro, la danza e il movimento.Il giorno successivo, La patente porta la riflessione su un altro terreno: quello dello sguardo degli altri. Chiàrchiaro è stato trasformato dalla comunità in un’etichetta: “lo iettatore”. Gli altri smettono divedere l’uomo e vedono soltanto ciò che hanno deciso che egli sia. La sua esclusione nasce dallo sguardo della comunità, da una definizione che finisce per prendere il posto della persona. È proprio qui che La patente incontra Coreopolis: da una parte una scena che offre la possibilità di essere visti per ciò che si è capaci di esprimere; dall’altra una società che può ridurre una persona a una definizione, a una condizione, a un’etichetta.Il passaggio dal 13 al 14 novembre diventa così un percorso: dal corpo che prende parola e spazio attraverso l’arte al corpo che viene guardato, giudicato e definito dagli altri.Chiudere con La patente significa allora lasciare al pubblico una domanda che riguarda tutti noi: Che cosa vediamo quando guardiamo una persona? La persona o l’etichetta che le abbiamo assegnato?

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FACCIAMO CORPO COMUNE

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Coreopolis nasce dalla volontà di superare l’idea che le pratiche corporee e performative rivolte alle persone con disabilità costituiscano un ambito separato o esclusivamente terapeutico. La danza, il teatro, il movimento e più in generale la pratica artistica possono essere, per ogni essere umano, strumenti di espressione, consapevolezza del corpo, comunicazione, relazione e benessere. Per questo anche la loro dimensione terapeutica non dovrebbe essere considerata una prerogativa delle persone con disabilità: tutti possiamo fare esperienza della danza e del teatro come pratiche capaci di produrre benessere, di aiutarci a conoscere il nostro corpo, a entrare in relazione con gli altri e a dare forma a ciò che sentiamo.In questa prospettiva, anche la “danzaterapia” può essere osservata all’interno di una dimensione più ampia, senza essere automaticamente associata alla fragilità o alla disabilità. Attraverso il corpo e il movimento può sostenere il benessere e la relazione, offrendo uno spazio di ascolto e di espressione che appartiene all’esperienza umana nel suo insieme.Parlare di inclusione nelle arti performative significa allora andare oltre il semplice inserimento di persone con disabilità in attività pensate secondo un modello già definito. Significa costruire uno spazio comune, nel quale differenti corpi, tempi, modalità percettive e forme di comunicazione possano diventare parte del processo creativo. È questa la direzione di Coreopolis: non un’arte“per”le persone con disabilità, ma un’arte capace di accogliere tutti i corpi, tutte le differenze e tutte le possibilità di espressione.Perché, in fondo, includere significa anche questo: fare corpo comune.

 

 

Giuseppe Muscarello

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